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Il turismo, una delle più grandi industrie del pianeta (6% del PIL mondiale e duecento milioni di occupati) dal dopoguerra al nuovo millennio ha visto passare i suoi viaggiatori da 25 a 700 milioni, con una crescita del 4% l'anno. Tale aumento è stato possibile soprattutto grazie a una maggiore disponibilità di tempo libero, a maggiori redditi pro-capite e al rapido sviluppo del settore dei trasporti e delle comunicazioni, che hanno permesso collegamenti brevi e immediati tra i più lontani angoli del pianeta. Ma sono i paesi del Nord del mondo a beneficiarne maggiormente, poiché da questi provengono non solo la stragrande maggioranza dei turisti, ma anche la maggior parte delle risorse investite, la proprietà delle attività e le conseguenti ricadute economiche.

I paesi del Sud del mondo, grazie all'ambiente incontaminato, alle piacevoli condizioni climatiche e alle loro culture esotiche sono meta privilegiata dei flussi turistici che però a partire dagli anni 70-80 del secolo scorso hanno sollevato grosse critiche e denunce per i danni generati all'ambiente e alle popolazioni locali. Così, negli anni '90 si è venuta creando una riflessione critica sulla materia dando vita a un vivace dibattito internazionale, che a partire dalla Conferenza ONU su Ambiente e Sviluppo tenutasi a Rio (1992) dove si formulò per la prima volta il concetto di sviluppo sostenibile, ha visto una serie di atti e dichiarazioni volti a rafforzare il concetto e le pratiche del turismo sostenibile e responsabile: la Carta di Lanzarote (1995) firmata durante la Conferenza Mondiale del Turismo Sostenibile definisce una forma differente di fare turismo; l'Agenda21 per il turismo (1996) mette in luce il ruolo sociale del turismo e indica le aree dove può apportare un miglioramento delle condizioni ambientali e di vita; la Dichiarazione di Montreal (1996) ha sancito il diritto di tutti a viaggiare; in Italia è stata firmata la Carta di identità dei viaggi sostenibili (1997), i cui principi sono diffusi da AITR (Associazione Italiana Turismo Responsabile).

Tutto questo cammino ha portato a sottolineare la necessità di una nuova concezione del turismo, soprattutto in riferimento a quei contesti che da un punto di vista ambientale, socio-culturale ed economico sono più fragili e vulnerabili. Si tratta di una nuova concezione che deve necessariamente accompagnarsi a un cambiamento del turista e della sua condotta. Da qui il concetto di turismo sostenibile, l'applicazione della sostenibilità al settore turistico che per sua natura si basa sulle risorse naturali, sociali e culturali dei luoghi e per questo doveroso di attenzione alla loro riproducibilità. Un turismo che deve essere cioè in grado di apportare benefici economici senza pregiudicare la cultura, la vita e l'organizzazione sociale delle popolazioni residenti. Questa attenzione particolare per la partecipazione e le ricadute del turismo sulle popolazioni è il fondamento del turismo responsabile.

Il turista responsabile:
  • si avvicina alla meta con un bagaglio di conoscenze sulla realtà da visitare (aspetti storici, artistici, politici, culturali, sociali, tutti strumenti necessari alla comprensione del contesto)
  • sceglie servizi turistici gestiti direttamente dalla popolazione locale, di modo che i guadagni economici rimangano nel luogo stesso di destinazione
  • cerca un contatto autentico con la realtà del luogo e la popolazione locale, avvicinandovisi con umiltà e rispetto
  • sceglie di vivere in una forma simile a quella della popolazione residente, senza cercare comodità inutili o esagerate

Il modello propone una revisione radicale delle relazioni economiche tra gli interlocutori del Nord e del Sud del mondo, rendendo il turismo un mezzo attraverso il quale è possibile mettere in moto uno scambio che non si basi sulla competitività economica del servizio ma sull'equità, la giustizia e la solidarietà.